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IL SANTUARIO DI CAMPOE'  

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L’edificio sorge poco fuori dall’abitato di Caglio, in una conca ai piedi del monte Palanzone, a 883 metri sul livello del mare. Fin dall’Alto Medioevo il luogo era segnato dalla presenza di un’edicola mariana, punto di devozione per i viandanti che percorrevano il sentiero di collegamento tra il centro della Vallassina e il ramo occidentale del lago di Como. All’inizio del XVI secolo, Antonio Pellecani fece edificare una cappella in sostituzione dell’antica edicola, probabilmente come ringraziamento per benefici ricevuti. Nel 1508 l’interno venne arricchito da un pregevole affresco raffigurante la Madonna del Latte con due angioletti musicanti, opera di un valente pittore lombardo, tuttora conservata. Nel corso del Cinquecento, grazie alle offerte dei numerosi pellegrini, la cappella fu ampliata con la costruzione di un’abside, di una cappella laterale e di un piccolo portico antistante. Durante l’episcopato di san Carlo Borromeo, la chiesa di Campoè fu più volte visitata nel corso delle visite pastorali a Caglio. Nelle ordinazioni del 1570 il cardinale dimostrò particolare attenzione verso questo edificio sacro, concedendo un’indulgenza di cento giorni per un triennio, anche in considerazione delle segnalazioni di prodigi avvenuti nel luogo. Nei decenni successivi l’interno fu ulteriormente arricchito con stucchi di pregio; le cappelle laterali assunsero la forma quadrangolare tuttora visibile, il portico venne inglobato nella navata e fu costruita la sacrestia. Le offerte dei pellegrini, provenienti anche da Milano, erano amministrate dalla Scuola del Santissimo Sacramento di Caglio, incaricata della manutenzione della chiesa. Un evento decisivo nella storia del santuario avvenne il 2 luglio 1626, durante l’episcopato del cardinale Federico Borromeo. Una ragazza sedicenne, inferma fin dall’infanzia, mentre custodiva alcune pecore sul colle di Pomè nei pressi della chiesa, fu miracolosamente guarita dalla Madonna, apparsale in splendida visione, che le manifestò il desiderio di vedere abbellito il tempietto a Lei dedicato. La notizia dell’apparizione si diffuse rapidamente in tutta la Valassina, dando origine a un intenso pellegrinaggio dai paesi circostanti. Le cronache dell’epoca riportano numerose grazie, tra cui l’immunità del borgo di Caglio dalla peste ricordata da Manzoni. A seguito di questi eventi, le celebrazioni liturgiche divennero regolari: nel 1666 il parroco di Caglio, don Ernesto Bianconi, istituì un legato che garantì la celebrazione settimanale della messa. Nei primi decenni del Settecento la chiesa subì nuovi interventi architettonici e decorativi; nel 1718 furono costruiti gli altari laterali dedicati a sant’Antonio da Padova e a san Giuseppe. Negli anni successivi l’edificio, ormai comunemente chiamato santuario, venne dotato di una torre campanaria e arricchito da ulteriori decorazioni a stucco nelle cappelle laterali e nella prima campata, un tempo corrispondente al vecchio portico. L’attuale portico fu realizzato in seguito lungo il tratto del sentiero noto fin dal XV secolo come “stata de Campo”. Nel 1897 il parroco don Giulio Redaelli promosse un importante intervento di restauro e di ricomposizione artistica, in sintonia con i nuovi canoni estetici dell’epoca, avvalendosi della collaborazione del pittore Romeo Rivetta.