
Tutti i diritti riservati
2022-2023-2024-2025
L’oratorio del Lavello prende il nome dall’avello situato all’esterno della chiesa, dove si raccoglie l’acqua proveniente da una sorgente che sgorga sotto l’edificio stesso. Il cartello segnaletico riporta infatti il nome “L’Avello”, termine che significa “sepolcro”, forse in riferimento alla presenza, in passato, di un lazzaretto in questa zona. La Chiesa del Santo Crocifisso al Lavello fu edificata per volontà di Gian Maria Sormani. L’edificio presenta un’unica campata che introduce al piccolo presbiterio, dove è conservato l’altare caratterizzato da una cornice policroma che racchiude un crocifisso ligneo, un tempo portato in processione durante particolari ricorrenze e nei momenti di grave necessità. Accanto all’altare si trova un paliotto simbolico che richiama il tema della morte. Realizzato in scagliola bianca e nera e inserito in una cornice barocca con fregio superiore, raffigura uno scheletro disteso su un fianco sopra un pavimento a riquadri bianchi e neri, al cui centro è posta una croce trilobata. L’opera è datata al 1668, come indicato dalla sigla GMS incisa sulla base, e rappresenta un significativo esempio dello stile barocco seicentesco. Questo elemento precede di circa cinquant’anni la data del 1721 riportata sulla facciata come anno di fondazione della chiesa. Nell’aula sopra il portico è conservato un dipinto dell’Assunta, quasi completamente ridipinto in epoca moderna. Si ritiene che l’opera sia stata realizzata da un pittore provinciale lombardo del XVIII secolo. Al tempo della visita pastorale del cardinale Pozzobonelli, l’oratorio veniva così descritto: “È posto su un’altura, lontano da ogni rumore. È lungo cubiti 9, largo 7, alto 15. Ha una sola navata ed è dedicato a Cristo Crocifisso”. La chiesa fu restaurata nel 1902, intervento che restituì nuovo decoro e freschezza all’edificio. Nel 1960 vennero rifatti completamente il tetto e gran parte della sacrestia; si provvide inoltre alla sistemazione del sottosuolo per raccogliere e incanalare le acque della sorgente. I lavori si conclusero con il rifacimento dell’intonaco. Promotore di questo intervento fu il signor Pietro Testori. Nel 1992 la chiesa fu sottoposta a un restauro radicale. In quell’occasione venne costruito anche il campanile, dotato di tre campane: la seconda fu dedicata al signor Pietro Testori, priore della Confraternita della Buona Morte fino al 1976. Il pittore Monti restaurò inoltre l’altare e il crocifisso, che in passato veniva portato in processione anche in occasione di calamità naturali e periodi di siccità. La chiesa fu sede della Confraternita della Buona Morte, movimento nato a Roma nel 1538 con lo scopo di assistere i malati durante le epidemie di peste. A Sormano, da un gruppo di generosi cittadini che si dedicavano alla cura degli ammalati durante le epidemie, nacque un’associazione stabile la cui missione era assistere i moribondi e occuparsi della sepoltura dei defunti. Gli iscritti alla confraternita fecero costruire davanti alla facciata della chiesa un portico con una tribuna, dove si riunivano per momenti di preghiera e per le assemblee. Anticamente, alla morte di un confratello, i membri della confraternita si recavano in processione alla casa del defunto portando il grande crocifisso. Indossavano l’abito prescritto e avanzavano salmodiando e cantando. Giunti davanti alla casa, sostavano per la preghiera rituale. Prima del funerale la salma veniva poi accompagnata alla chiesa dell’Avello per le preghiere funebri e successivamente condotta in processione alla chiesa parrocchiale, dove si svolgeva il rito delle esequie.




