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La Chiesa di Santa Maria è un edificio in stile romanico costruito probabilmente tra il XII e il XIV secolo. L’esterno, in pietra a vista, conserva ancora oggi il fascino delle architetture medievali. La facciata a capanna è caratterizzata dal portale d’ingresso, sormontato da un timpano spezzato, e da tre monofore ad arco a tutto sesto: due ai lati del portone e una nella parte superiore.
L’interno è semplice e raccolto, composto da un’unica navata.
Le prime notizie storiche risalgono al 1570, quando la chiesa fu visitata dall’arcivescovo San Carlo Borromeo. All’epoca l’edificio si presentava in condizioni piuttosto precarie: per accedervi si scendevano tre gradini, il presbiterio circolare non aveva soffitto, mancavano sacrestia e cimitero e il pavimento era molto deteriorato. Anche l’illuminazione era scarsa: proveniva solo da una finestra nel presbiterio e da due piccole aperture rotonde sulla facciata. Le pareti interne non erano intonacate, due campane erano collocate sopra l’ingresso e la chiesa risultava addirittura sconsacrata. L’arcivescovo dispose quindi alcuni interventi, tra cui l’apertura di una finestra più ampia per aumentare la luce all’interno.
Durante la visita del 1615, il cardinale Federico Borromeo ordinò il rifacimento dell’altare. Documenti del Seicento testimoniano inoltre importanti lavori: vennero realizzati il soffitto e una nuova pavimentazione, il presbiterio fu trasformato da circolare a quadrangolare e fu costruita la sacrestia. Da quel momento la struttura dell’edificio non subì più modifiche rilevanti.
Nel 1898 fu trasferita nella chiesa la Via Crucis proveniente dalla parrocchiale, mentre nel 1901 furono collocate le quattro statue che decorano le pareti laterali, raffiguranti il Sacro Cuore, san Giuseppe, sant’Antonio e santa Lucia.
Un importante restauro venne eseguito nel 1941 per risolvere i problemi di umidità delle fondamenta. In quell’occasione furono realizzati anche gli affreschi del pittore Giovanni Sormani, raffiguranti l’Annunciazione, l’Assunzione e l’Incoronazione della Vergine.
Nel 1986 l’intonaco esterno venne rimosso, riportando alla luce la pietra originaria della costruzione medievale.
Un ulteriore restauro completo fu avviato nel 1991, quando la chiesa venne temporaneamente chiusa al culto. I lavori riguardarono il recupero degli intonaci, il restauro dell’altare, del presbiterio, del confessionale, della Via Crucis e delle statue collocate sull’architrave all’ingresso del presbiterio, raffiguranti la Crocifissione con la Vergine, san Giovanni evangelista e Maria Maddalena. Di queste statue non esistevano riferimenti nei documenti antichi, ma durante il restauro venne riportata alla luce una scritta significativa:
«Questo segno della croce apparirà in cielo quando il Signore verrà a giudicare».
All’esterno della chiesa si trova inoltre una grotta dedicata alla Madonna di Lourdes, ricostruita nel 1960.
La pala d’altare custodisce un prezioso dipinto a olio raffigurante l’Adorazione del Bambino Gesù. L’opera risale alla fine del Quattrocento ed è stata realizzata con ogni probabilità da un’importante bottega artistica dell’epoca.
Il dipinto presenta una notevole qualità pittorica e mostra un’interessante fusione di elementi stilistici tipici della pittura lombarda del tempo, in particolare di Vincenzo Foppa. L’opera è generalmente attribuita ad Agostino De Mottis e si ritiene che sia stata donata alla chiesa da una famiglia originaria di Sormano che, trasferitasi in città, volle così rendere omaggio al proprio paese.
La scena raffigura la Madonna e san Giuseppe in adorazione del Bambino, circondati da numerosi santi: santa Caterina d’Alessandria, san Gerolamo, san Giovanni Battista, sant’Ambrogio, san Bernardo e un’altra santa non identificata. Ai lati della composizione sono visibili anche i due offerenti, rappresentati in ginocchio e di profilo.
Nella parte alta del dipinto compare una piccola scena dell’Annunciazione, elemento iconografico tipico della tradizione di Gottardo Scotti.
Sopra la tavola si trova inoltre una tela seicentesca raffigurante l’Incoronazione della Vergine, attribuita a un pittore lombardo del XVII secolo.
Durante i restauri del 1991, dietro la pala fu rinvenuta una pergamena sigillata all’interno di una bottiglia di vetro. Il documento riportava la seguente iscrizione:
«Questa tavola lombarda, secolo XV, d’autore della scuola del Foppa, venne restaurata per la sua conservazione nell’anno 1927, essendo parroco don Carlo Viscardi, il 23 giugno 1927».
La pergamena fu quindi rimessa al suo posto, come testimonianza della storia e della cura con cui quest’opera è stata conservata nel tempo.
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